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24.3800InterpellanzaEDAliquidato

Sostegno della Svizzera agli oppositori politici in Bielorussia

depositato il 14.06.2024 nella Sessione estiva 2024Prima Camera: Consiglio nazionaleLiquidato (19.06.2026)

Politica internazionaleDiritto internazionale

Le decisioni delle Camere e delle commissioni, nei termini dei Servizi del Parlamento.

  1. 27.09.2024Consiglio nazionaleDiscussione rinviata
  2. 19.11.2025CommissioneSarà ripreso
  3. 19.06.2026CommissioneTolto dal ruolo poiché la trattazione nella Camera non si è conclusa entro due anni

Secondo varie fonti, sarebbero oltre 1400 le prigioniere e i prigionieri politici in Bielorussia, colpevoli unicamente di aver espresso il proprio dissenso nei confronti del presidente Lukashenko.

Nelle prigioni bielorusse subiscono violazioni sistematiche dei loro diritti: torture, maltrattamenti, privazione di cibo e di assistenza sanitaria sono all’ordine del giorno.

Le prigioniere e i prigionieri sono accusati, sistematicamente e ingiustamente, di disobbedienza e subiscono punizioni come il prolungamento della pena, il trasferimento in celle di isolamento non riscaldate e prive di materassi o coperte, la privazione delle visite e altri tipi di pene.

Molte e molti di loro soffrono di malattie croniche a causa dei maltrattamenti e delle condizioni di detenzione, oltre che per lo scarso accesso all’assistenza medico-sanitaria. Secondo alcune stime sarebbero almeno 155 le persone in condizioni di salute critiche.

L’impeto repressivo di Lukashenko ha portato anche al divieto o a forti restrizioni sull’invio di medicinali, vitamine e cibo alle detenute e ai detenuti da parte dei loro familiari. Per non parlare del fatto che le lettere vengono censurate e il culto religioso è reso impossibile dal divieto di riunirsi e di possedere testi sacri.

Peggio ancora, di vari prigionieri politici, tra cui Maria Kolesnikova, non si hanno notizie da molti mesi.

In queste circostanze, è legittimo chiedersi cosa stia facendo la Svizzera per aiutare gli oppositori politici e quali strutture di accoglienza siano disponibili in Svizzera per loro e per le loro famiglie.

• Concretamente, in che modo e con quali risultati il Consiglio federale si impegna a favore di un miglioramento delle condizioni di prigionia e della liberazione delle e dei dissidenti politici arbitrariamente detenuti nelle carceri bielorusse?

• L’apertura di un’ambasciata a Minsk all’inizio del 2020 ha dato alla Svizzera l’opportunità di contribuire a miglioramenti concreti per le prigioniere e i prigionieri politici e la popolazione bielorussa e, se sì, in che modo?

• Il Consiglio federale è disposto a facilitare la richiesta di un visto umanitario offrendo agli oppositori politici la possibilità di rivolgersi all’Ambasciata di Svizzera a Minsk oltre che all’Ambasciata di Svizzera a Mosca?

• Infine, vista la drammatica situazione delle e dei dissidenti e delle loro famiglie, il Consiglio federale è aperto ad ampliare i criteri di concessione dei permessi umanitari per offrire protezione a chi riesce a fuggire da una delle ultime dittature europee?

1. In relazione all’arresto della cittadina svizzera e bielorussa Natallia Hersche, il capo del DFAE si è messo in contatto con l’allora ministro degli esteri bielorusso. A livello multilaterale, la Svizzera affronta regolarmente la situazione delle persone detenute in maniera arbitraria, ne chiede il rilascio e si impegna affinché le autorità rispondano maggiormente del loro operato. L’Ambasciata di Svizzera lavora sul posto per queste persone. In ultima analisi, tuttavia, è lo Stato ospite il responsabile dell’azione di perseguimento penale e del sistema penale.

2. L’apertura di un’ambasciata in Bielorussia consente alla Svizzera di difendere più efficacemente i propri interessi e di avere un migliore accesso agli organi ufficiali. L’ambasciatrice discute periodicamente della situazione delle persone detenute in maniera arbitraria con le autorità statali e regionali e con le organizzazioni internazionali in loco. In questo modo ha potuto contribuire al rilascio di Natallia Hersche. È comunque difficile ottenere miglioramenti concreti se le persone interessate non hanno un legame diretto con la Svizzera.

3. Secondo la legislazione svizzera, può richiedere un visto umanitario chi è direttamente, gravemente e concretamente minacciato nel suo Paese d’origine o di provenienza. Ogni caso viene esaminato con attenzione. La procedura di rilascio prevista dall’ordinanza concernente l’entrata e il rilascio del visto (OEV; RS 142.204) stabilisce che il o la richiedente debba recarsi di persona presso una rappresentanza svizzera all’estero per i controlli di identità e di sicurezza (cfr. risposta del Consiglio federale all’interpellanza 24.3090). Nel caso della Bielorussia, la domanda di visto umanitario deve essere esaminata dalla rappresentanza svizzera a Mosca, responsabile delle questioni consolari e attrezzata a tale scopo.

4. Lo strumento del visto umanitario è stato sviluppato per rispondere a esigenze di protezione specifiche e urgenti di singole persone. Si tratta dunque di procedure individuali. Non è prevista alcuna modifica del quadro giuridico esistente (cfr. risposta del Consiglio federale alla domanda 23.7585). Nel 2023, la Svizzera ha rilasciato sei visti umanitari a persone con cittadinanza bielorussa, mentre negli anni precedenti (dal 2019 al 2022) non erano state presentate richieste di questo tipo.

Fonte: Parlamentsdienste der Bundesversammlung, Bern, consultato il 18.09.2026. Dati grezzi

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