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26.313Iniziativa cantonaleParlpendente

Finanziamento della difesa nazionale militare secondo gli standard di sicurezza internazionali

depositato il 26.08.2026 nella Sessione autunnale 2026Prima Camera: Consiglio degli StatiDepositato (26.08.2026)

  • Confederazione e CantoniAttribuito secondo una regola: Un’iniziativa cantonale: un Cantone si rivolge alla Confederazione.

Le decisioni delle Camere e delle commissioni, nei termini dei Servizi del Parlamento.

Ancora nessuna decisione di una Camera o di una commissione.

Fondandosi sull’articolo 160 capoverso 1 della Costituzione federale (Cost.; RS 101), il Cantone di Berna presenta la seguente iniziativa:

Modifica della Costituzione federale, titolo sesto, capitolo 2, articolo 196 numero xy (a seguire), disposizione transitoria dell’articolo 58 Cost.:

Per un periodo di dieci anni dall’accettazione della presente disposizione, le spese per la difesa nazionale militare della Confederazione costituiscono almeno il 2,0 per cento del prodotto interno lordo (PIL).

In quanto Stato neutrale che non fa parte di nessuna alleanza difensiva, la Svizzera è pienamente responsabile della propria sicurezza nazionale, nonché di dare credibilità alla propria capacità di difendersi, proteggere la popolazione e sostenere le autorità civili. L’esercito adempie questo compito sulla base del mandato costituzionale e legale vigente e costituisce la riserva strategica del Paese sul piano della politica di sicurezza.

Alla luce del sensibile aggravarsi della situazione geopolitica a cui si assiste dal 2022 e della crescente complessità tecnologica della condotta moderna dei conflitti, l’attuale dotazione finanziaria della difesa nazionale è di gran lunga insufficiente per adempiere il mandato costituzionale relativo alla sicurezza del Paese e alla protezione della popolazione. A partire dal 1990 l’esercito si è visto sottrarre importanti risorse finanziarie, sicché oggi non è più in grado di assicurare la difesa del Paese. Con anche solo l’1,0 per cento circa del PIL a disposizione all’anno, negli ultimi 35 anni si sarebbero potuti investire quasi 100 miliardi di franchi in più nella sicurezza nazionale. Il ritardo accumulato è ormai dell’ordine dei 140 miliardi di franchi. Se si intende costituire un esercito credibile e capace di difendersi, le risorse vanno impiegate in modo realistico.

1. Deterioramento della situazione geopolitica dal 2014

Dal 2014, anno dell’annessione della Crimea da parte della Russia in violazione del diritto internazionale, la situazione internazionale in materia di sicurezza è notevolmente peggiorata. Dal febbraio 2022 l’Ucraina resiste con tutte le sue forze alla guerra di aggressione russa, che sta causando terribili sofferenze. La Russia conduce da poco anche una guerra ibrida sempre più aggressiva contro i Paesi dell’Europa centrale e occidentale, violando palesemente il diritto internazionale. Nei prossimi anni i confini occidentali della Russia potrebbero diventare teatro di gravi scontri militari. Anche in altre regioni europee sussistono notevoli rischi di tensioni e di escalation, in parte alimentati dalla stessa Russia, si pensi ad esempio ai Balcani. Forme di attacco moderne quali le ciberoperazioni, l’impiego di droni e la manipolazione di informazioni hanno acquisito maggiore importanza. Quest’evoluzione provoca un aumento dei rischi sul piano della politica di sicurezza e richiede alla Svizzera di dar prova in ogni momento di una capacità di protezione e di reazione affidabile ed efficace. Di fatto però oggi la Svizzera non è militarmente in grado di respingere un attacco con droni, né tantomeno un’offensiva con missili da crociera.

2. Valori di confronto internazionali e sviluppi nell’ambito della politica di sicurezza europea

Negli ultimi anni, alla luce della guerra di aggressione russa e sotto la pressione degli Stati Uniti, si osserva in Europa un netto impegno verso il potenziamento e la modernizzazione della politica di sicurezza. Numerosi Stati investono oggi nella difesa nazionale una quota compresa tra l’1,8 per cento circa e il 4,7 per cento del PIL (Polonia). Gli Stati con condizioni sociali e di politica di sicurezza comparabili – in particolare la Finlandia (2,4 %), la Svezia (2,1 %), la Danimarca (2,4 %), la Norvegia (2,2 %) e i Paesi Bassi (1,9 %) – si orientano al valore di riferimento consolidato in materia di politica di sicurezza pari al 2 per cento del PIL. Formulato dalla NATO come standard minimo, a partire dal 2022 questo valore di riferimento è stato adottato, poi perseguito e più di recente – talvolta accettando un nuovo indebitamento – anche ampiamente superato dalla maggior parte degli Stati europei. Parallelamente, vengono attuati programmi di modernizzazione e di acquisto a lungo termine e l’industria europea della difesa viene sistematicamente potenziata.

Per contro, la Svizzera, Paese benestante, si colloca ben al di sotto di tale livello con una quota inferiore all’1 per cento (0,72 % del PIL nel 2024). Ciò comporta evidenti lacune in termini di capacità, modernizzazione e pianificazione, risultando in contraddizione con il principio di responsabilità individuale sancito dalla concezione svizzera in materia di neutralità e sicurezza. Nonostante la situazione di minaccia palesemente tesa, la Berna federale non fa quasi nulla. Anzi, l’unico obiettivo previsto è quello di destinare l’1,0 per cento del PIL alla difesa militare del Paese entro il 2032. Allo stesso tempo, negli ultimi anni la politica federale ha omesso di preservare una propria industria degli armamenti. La politica di sicurezza irrealistica degli ultimi decenni ha minato anche la fiducia dei nostri vicini.

3. Minacce tecnologiche e spinta alla modernizzazione

Le moderne forme di conflitto militare e ibrido richiedono capacità interconnesse e tecnologicamente avanzate. Pongono esigenze notevoli in particolare nei settori della difesa dai droni e dei sistemi senza equipaggio, della sicurezza informatica e delle informazioni, della ricognizione satellitare e spaziale, del supporto al comando e al processo decisionale basato sull’intelligenza artificiale, della protezione delle infrastrutture critiche, nonché dei sistemi logistici e delle catene di approvvigionamento resilienti. Lo sviluppo, la gestione e il mantenimento a lungo termine di queste capacità sono possibili solo con un finanziamento adeguato, pianificabile nel tempo. In caso contrario, si creano deficit strutturali in termini di modernizzazione, capacità e comando, che non possono essere compensati in un contesto dinamico di minacce.

Conclusione

Per assicurare alla Svizzera una capacità difensiva credibile, autonoma e facente capo a mezzi adeguati alle esigenze attuali è necessario dotare la difesa nazionale di risorse finanziarie corrispondenti allo standard europeo in materia di politica di sicurezza pari almeno al 2 per cento del PIL. Solo così la Svizzera avrà la possibilità di garantire in futuro la propria autonomia in materia di politica di sicurezza, la neutralità e il mandato costituzionale di protezione. Essere almeno in grado di proteggere adeguatamente il proprio territorio e la propria popolazione è inoltre l’unico modo per la Svizzera di mostrarsi solidale con la comunità di valori europea.

Fonte: Parlamentsdienste der Bundesversammlung, Bern, consultato il 18.09.2026. Dati grezzi

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