Parlamento / Oggetti / 26.3424
Come si evolve l'esposizione ai PFAS e con quali conseguenze per la salute delle generazioni future?
depositato il 20.03.2026 nella Sessione primaverile 2026Prima Camera: Consiglio nazionaleLa dichiarazione sull’intervento è disponibile (20.05.2026)
Iter nelle Camere
Le decisioni delle Camere e delle commissioni, nei termini dei Servizi del Parlamento.
- 19.06.2026Consiglio nazionaleDiscussione rinviata
Testo depositato
Nella sua risposta alla domanda 26.7093 il Consiglio federale afferma che i diversi PFAS presentano rischi potenzialmente molto diversi per la salute umana. In realtà, meno dell’1 per cento dei PFAS è stato sottoposto a studi sui rischi per la salute. Tuttavia, quasi tutte le sostanze esaminate si sono rivelate tossiche a lungo termine. Secondo la scienza, ciò suggerisce che la maggior parte delle sostanze, definite da almeno un gruppo metilico (-CF3) o metilenico (-CF2) completamente fluorurato, sia dannosa per la salute.
A quanto pare, è soprattutto l’esposizione cronica ai PFAS a comportare rischi: se nel corso degli anni vengono assorbite costantemente piccole quantità, ad esempio attraverso l’alimentazione o l’acqua potabile, possono insorgere danni alla salute.
Nel rapporto in adempimento del postulato 22.4585, il Consiglio federale rileva che in oltre la metà degli adulti in Europa è già stata superata la quantità di PFAS considerata innocua per la salute. I dati provenienti dalla Svizzera mostrano che nel 41 per cento delle donne in età fertile la concentrazione di PFAS nel sangue supera il valore che potrebbe comportare conseguenze dannose per i neonati. La quantità di PFAS rilevata nel sangue di un pescatore del lago di Zugo ha apparentemente superato il limite vigente di ben 77 volte!
L’esposizione ai PFAS, attraverso l’alimentazione e l’acqua, è apparentemente circa due volte superiore nei neonati e nei bambini rispetto agli adulti. Per questo motivo Svezia, Norvegia e Danimarca hanno fissato valori massimi per i PFAS nell’acqua potabile basati sul peso corporeo dei neonati e molto più bassi di quelli della Svizzera.
Chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:
• Quali sono i valori massimi per i PFAS nei Paesi citati e che cosa comporterebbe per la fornitura di acqua potabile se fossero introdotti in Svizzera?
• Si può partire dal presupposto che i bambini nati oggi assumeranno nel corso della loro vita più PFAS rispetto alle generazioni precedenti e perché?
• Si può partire dal presupposto che l’impatto sulla salute causato dai PFAS persisterà o addirittura aumenterà anche molto tempo dopo una regolamentazione alla fonte, compreso un eventuale divieto, e perché?
• Che cosa raccomanda ai genitori preoccupati che vogliono ridurre al minimo l’esposizione dei propri figli ai PFAS?
• Dopo la cancellazione del progetto svizzero di biomonitoraggio umano, come intende verificare in futuro se le misure promesse porteranno effettivamente a una riduzione dell’impatto sulla salute delle persone?
Parere del Consiglio federale
1. I valori massimi per le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS) nell’acqua potabile in Svezia sono fissati a 0,1 µg/l per il parametro UE «somma di PFAS» (PFAS-20) e a 0,004 µg/l per la somma dei seguenti quattro PFAS (PFAS-4): PFOA, PFNA, PFHxS e PFOS.
In Norvegia si applica un valore massimo di 0,004 µg/l per i PFAS-4. In Danimarca, i valori massimi di PFAS sono fissati a 0,1 µg/l per il parametro UE PFAS-20 e a 0,002 µg/l per i PFAS-4.
Sulla base dei dati di una campagna cantonale sull’acqua potabile, l’introduzione prevista in Svizzera del parametro UE PFAS-20, con un valore massimo di 0,1 µg/l, porterebbe a contestazioni soltanto nell’1 per cento degli approvvigionamenti idrici, mentre valori massimi per i PFAS-4 pari a 0,004 µg/l o a 0,002 µg/l interesserebbero rispettivamente il 18 e il 26 per cento degli approvvigionamenti.
2. e 3. PFOS e PFOA sono composti che predominano nelle derrate alimentari ricche di proteine e grassi e nel siero umano. Il picco di esposizione della popolazione dell’Europa occidentale a queste sostanze è stato probabilmente raggiunto tra gli anni 1990 e i primi anni 2000. Da allora, le concentrazioni hanno mostrato una tendenza alla diminuzione. Le concentrazioni di altri PFAS sono invece aumentate e continuano ad aumentare nel siero umano, ma rimangono nettamente inferiori a quelle del PFOS e del PFOA. A causa della mancanza di dati sul biomonitoraggio umano dei PFAS, attualmente non è tuttavia chiaro come debba essere valutata la situazione in Svizzera. Affrontare il problema alla fonte potrebbe ridurre a lungo termine gli effetti dei PFAS sulla salute. Tuttavia, in considerazione dell’elevata persistenza ambientale di tali sostanze e dei loro valori di emivita talvolta lunghi nell’organismo umano, tale riduzione non si verificherebbe nell’immediato. È ragionevole attendersi una diminuzione delle concentrazioni ambientali soltanto attraverso interventi attivi di risanamento oppure mediante uno spostamento fisico delle contaminazioni, ad esempio negli oceani o negli strati più profondi del suolo e dei sedimenti.
4. Il Consiglio federale raccomanda un’alimentazione equilibrata e varia con un’ampia scelta di derrate alimentari diverse.
5. A seguito della rinuncia allo Studio svizzero sulla salute nella primavera del 2025, attualmente non è previsto alcun biomonitoraggio umano nazionale sul lungo periodo da parte della Confederazione. Tuttavia, grazie al monitoraggio ambientale – ad esempio l’Osservazione nazionale delle acque sotterranee (NAQUA) – è possibile verificare l’efficacia delle misure adottate e, indirettamente, trarre conclusioni riguardo al grado di contaminazione delle persone.
Fonte: Parlamentsdienste der Bundesversammlung, Bern, consultato il 18.09.2026. Dati grezzi
Non si tratta di una pubblicazione ufficiale. Nomi, cifre e testi delle votazioni sono riportati senza modifiche, così come li pubblicano i Servizi del Parlamento.
