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26.3881InterpellanzaEDApendente

Perché il Consiglio federale non si adopera per la popolazione del Nagorno-Karabakh?

depositato il 19.06.2026 nella Sessione estiva 2026Prima Camera: Consiglio nazionaleLa dichiarazione sull’intervento è disponibile (02.09.2026)

Politica internazionalePolitica di sicurezza

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Ancora nessuna decisione di una Camera o di una commissione.

Sullo sfondo della mozione 24.4259 e delle ingiustizie di cui continua a essere vittima la popolazione del Nagorno-Karabakh, chiediamo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:

• Il Consiglio federale riconosce che il Nagorno-Karabakh, in quanto Stato de facto, fosse, perlomeno parzialmente, un soggetto di diritto internazionale?

• Come mai il Consiglio federale, avvalendosi dei suoi buoni uffici, conduce negoziati con rappresentanti non statali, ma non con la rappresentanza del Nagorno-Karabakh, adducendo come motivazione la mancanza di un’entità statale?

• Che cosa sta facendo il Consiglio federale per garantire il rispetto del diritto internazionale nel caso del Nagorno-Karabakh, la cui popolazione è stata sfollata con la forza, i cui rappresentanti sono detenuti illegalmente e il cui patrimonio culturale millenario viene distrutto con intenzionalità?

• In che modo il Consiglio federale intende adempiere il mandato conferito dalla mozione 24.4259 e cercare il dialogo con i rappresentanti del Nagorno-Karabakh?

Nel 2023, dopo un blocco di nove mesi e l’invasione da parte dell’Azerbaigian, circa 120 000 persone sono fuggite dal Nagorno-Karabakh. Lo sfollamento forzato è considerato a livello internazionale come pulizia etnica. Gli arresti e le sentenze a carico di politici del Nagorno-Karabakh sono stati effettuati senza alcun fondamento giuridico, e la distruzione di chiese, luoghi di sepoltura e monumenti è ritenuta una forma di genocidio culturale.

Nella mozione 24.4259 il Consiglio federale era stato incaricato di «permettere un dialogo aperto fra l’Azerbaigian e i rappresentanti della popolazione di etnia armena del Nagorno-Karabakh». Nella sua risposta alla domanda 26.7600, in cui si chiede perché il Consiglio federale non dialoghi con i rappresentanti del Nagorno-Karabakh, l’Esecutivo adduce come pretesto il fatto che il Nagorno-Karabakh non è un’entità statale.

A questa affermazione si può obiettare quanto segue:

• in qualità di Stato de facto, il Nagorno-Karabakh era, almeno in parte, un soggetto di diritto internazionale, motivo per cui il Consiglio federale ha la piena facoltà di negoziare con i suoi rappresentanti;

• l’Esecutivo ha più volte dialogato con entità non riconosciute, per esempio nel giugno del 2025, quando il consigliere federale Ignazio Cassis ha incontrato, in occasione di una visita ufficiale, il primo ministro nonché ministro degli esteri dell’Autorità nazionale palestinese;

• già in passato la Svizzera si è impegnata per la mediazione della pace con rappresentanti non statali, come nel caso dei ribelli delle FARC in Colombia o del Movimento di liberazione del popolo del Sudan.

1. Conformemente al diritto internazionale, la Svizzera considera il Nagorno-Karabakh parte dell’Azerbaigian. Il Consiglio federale non ritiene pertanto che il Nagorno-Karabakh sia stato parzialmente un soggetto di diritto internazionale.

2. e 4. La Svizzera offre i suoi buoni uffici se le parti interessate lo desiderano, indipendentemente dal fatto che siano attori statali o non statali. Determinante in tal senso è il consenso delle parti. Riguardo all’attuazione della mozione 24.4259, il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) è in contatto con l’Azerbaigian e l’Armenia. Entrambi respingono l’organizzazione del forum chiesto dalla mozione, posizione ribadita in occasione della visita del capo del DFAE a Baku il 4 agosto 2026. L’attuazione della mozione è quindi attualmente impossibile.

3. Come dichiarato dal Consiglio federale nella sua risposta all’interpellanza Sommaruga 24.3876, il DFAE si impegna affinché i profughi possano tornare nelle loro case in tutta sicurezza, se lo desiderano, e affinché i loro diritti siano protetti conformemente al diritto internazionale. Nel 2023, nell’ambito dell’Esame periodico universale del Consiglio dei diritti umani dell’ONU, la Svizzera ha raccomandato all’Azerbaigian di garantire il diritto al ritorno volontario e di proteggere il patrimonio culturale e religioso. Inoltre, ha chiesto procedimenti giudiziari equi e condizioni di detenzione compatibili con il diritto internazionale. Il Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) visita le persone detenute, verifica il loro trattamento e le condizioni di detenzione e avanza richieste nell’ambito del suo dialogo confidenziale con le autorità competenti.

Il DFAE accoglie con favore i passi avanti concreti verso una pace duratura e gli sforzi per normalizzare le relazioni bilaterali tra l’Azerbaigian e l’Armenia.

Fonte: Parlamentsdienste der Bundesversammlung, Bern, consultato il 18.09.2026. Dati grezzi

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