Parlamento / Oggetti / 26.3891
Una nuova fonte di finanziamento per i grandi progetti a carico delle collettività pubbliche. Un contributo di solidarietà temporaneo prelevato sui movimenti finanziari
depositato il 19.06.2026 nella Sessione estiva 2026Prima Camera: Consiglio degli StatiLiquidato (23.09.2026)
Iter nelle Camere
Le decisioni delle Camere e delle commissioni, nei termini dei Servizi del Parlamento.
- 23.09.2026CommissioneNon è richiesta alcuna discussione
Testo depositato
La Confederazione deve far fronte a importanti sfide finanziarie e difficilmente le attuali fonti di finanziamento saranno sufficienti a tal fine. Le imposte, le tasse e, in particolare, l’IVA non bastano più infatti a finanziare grandi progetti di cui ha bisogno la Svizzera, nello specifico l’AVS, le infrastrutture di trasporto, la sicurezza del Paese (soprattutto l’esercito) e la prevenzione dei pericoli naturali legati al cambiamento climatico, compito condiviso con Comuni e Cantoni. Le questioni che sollevo nella presente interpellanza riguardano l’istituzione temporanea, della durata di 10 anni, di una forma di contributo di solidarietà a favore di «grandi progetti» messi in atto dai tre livelli politici svizzeri.
Il Consiglio federale è invitato a rispondere alle seguenti domande.
1. Il Consiglio federale ha già riflettuto sulla possibilità di introdurre nuove fonti di finanziamento? In caso affermativo, quali?
2. Il numero di movimenti finanziari (e non le transazioni finanziarie stesse) registrati annualmente si aggira intorno a 5560 milioni, per un volume finanziario di circa 17 530 miliardi di franchi nel 2025. Un prelievo dell’1 per mille su tali movimenti sarebbe quindi in grado di fruttare all’incirca 17,5 miliardi di franchi all’anno, importo che potrebbe essere versato in tre fondi specifici (previdenza sociale, sicurezza, pericoli naturali) gestiti dalla Confederazione o dalla Banca nazionale svizzera (BNS). Alla luce di tali considerazioni, il Consiglio federale è disposto a esaminare in tempi brevi questa nuova fonte di finanziamento e, se del caso, a proporre un relativo progetto al Parlamento?
Parere del Consiglio federale
1. La politica fiscale della Confederazione è costantemente oggetto di interventi parlamentari e decisioni. Alla luce degli sviluppi economici e internazionali, essa viene regolarmente analizzata e riesaminata. Il rapporto in adempimento del postulato 21.3440 (www.parlament.ch/centers/eparl/curia/2021/20213440/Bericht%20BR%20F.pdf; disponibile in francese e tedesco) suddivide, al numero 3.1.2, le diverse possibili basi imponibili in imposte primarie con funzione fiscale (imposta sul reddito, IVA), imposte complementari con funzione fiscale, imposte complementari con obiettivo di incentivazione nonché basi imponibili inadeguate che non possono essere giustificate né da una funzione fiscale né da un obiettivo di incentivazione. Il rapporto in adempimento del postulato 23.3752 (www.parlament.ch/centers/eparl/curia/2023/20233752/Bericht%20BR%20F.pdf; disponibile in francese e tedesco) illustra come la Svizzera possa preservare la propria attrattiva fiscale di fronte alla concorrenza globale e garantire le entrate fiscali a lungo termine. L’Esecutivo esamina lo status quo, identifica le sfide e, in tale contesto, analizza i diversi settori fiscali e temi trasversali in relazione agli obiettivi di politica fiscale, ossia l’attrattiva della piazza economica, l’efficienza e la distribuzione.
Nel suo parere alla mozione 26.3326, il Consiglio federale sottolinea che diverse misure finalizzate a conseguire maggiori entrate sono già state decise nel recente passato o sono oggetto dell’attuale dibattito politico. Tra queste rientrano in particolare l’introduzione dell’imposizione minima proposta dall’OCSE per i grandi gruppi di imprese internazionali e l’aumento vincolato dell’IVA.. Il Consiglio federale propone di finanziare una parte delle maggiori uscite a favore dell’AVS e dell’esercito tramite un aumento dell’IVA, poiché ritiene che questa soluzione rappresenti l’opzione meno dannosa dal punto di vista dell’economia pubblica.
2. L’autore dell’interpellanza propone di valutare l’introduzione di un’imposizione sui movimenti finanziari. La base imponibile sarebbe costituita dal volume delle transazioni, stimato approssimativamente a 17 530 miliardi di franchi per il 2025. Tale volume comprende, in particolare, i pagamenti effettuati con carte di debito, carte di credito e Twint nonché i pagamenti dei clienti (ovvero bonifici, fatture, eBill ecc.). Non sono invece inclusi i pagamenti tra istituti finanziari nel traffico interbancario.
Nella sua risposta all’interpellanza 23.3617 e nel suo rapporto in adempimento del postulato 21.3440 (www.parlament.ch/centers/eparl/curia/2021/20213440/Bericht%20BR%20F.pdf; disponibile in francese e tedesco), più precisamente al numero 2.4.3 concernente la microimposta sulle transazioni, il Consiglio federale si è espresso in merito all’introduzione di un’imposizione del traffico dei pagamenti. Vi sono diversi motivi che si oppongono all’introduzione di un’imposta sul traffico dei pagamenti.
• Ad esempio, una simile imposta graverebbe in parte su operazioni che non rappresentano alcuna creazione di valore e, di conseguenza, alcuna capacità economica.
• Inoltre, un’imposta sul traffico dei pagamenti presenterebbe gli svantaggi di un’imposta lorda sulla cifra d’affari riscossa in tutte le fasi rispetto a un’imposta netta sulla cifra d’affari riscossa in tutte le fasi come l’IVA: la mancata deduzione dell’imposta precedente provoca un rincaro degli investimenti e produce un effetto a cascata con un accumulo delle imposte nella catena della creazione di valore quando più di un’impresa partecipa alla produzione dei beni. L’imposta non è quindi neutrale dal punto di vista concorrenziale, favorendo una concentrazione verticale delle imprese.
• Infine, un’imposta sul traffico dei pagamenti incentiva anche a riunire crediti e obbligazioni e a effettuare pagamenti solamente sui saldi netti, a utilizzare mezzi di pagamento non imponibili o a esternalizzare le operazioni di pagamento all’estero. Tali reazioni elusive ridurrebbero inoltre in modo significativo il gettito fiscale. L’adozione di contromisure da parte del fisco risulterebbe impegnativa sotto il profilo amministrativo e avrebbe un successo limitato.
Alla luce degli svantaggi esposti, il Consiglio federale rinuncia a perseguire ulteriormente l’introduzione di un’imposta sul traffico dei pagamenti e a presentare al Parlamento un progetto in tal senso.
Fonte: Parlamentsdienste der Bundesversammlung, Bern, consultato il 23.09.2026. Dati grezzi
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