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26.3995PostulatoUVEKpendente

Ridurre la disinformazione per salvaguardare il dibattito democratico

depositato il 19.06.2026 nella Sessione estiva 2026Prima Camera: Consiglio nazionaleLa dichiarazione sull’intervento è disponibile (19.08.2026)

Politica nazionaleFormazioneMedia e comunicazione

Le decisioni delle Camere e delle commissioni, nei termini dei Servizi del Parlamento.

Ancora nessuna decisione di una Camera o di una commissione.

Il Consiglio federale è incaricato di esaminare tutte le misure volte a ridurre il più possibile la disinformazione nel dibattito democratico, e di presentare un rapporto in merito.

«La democrazia è il diritto istituzionale di dire sciocchezze», diceva un ex presidente francese. L'argomentazione nel dibattito democratico è infatti costituita da affermazioni talvolta discutibili o tendenziose, per non dire fuorvianti. È così e il dibattito di idee non può essere limitato in nome di una certa concezione della verità in politica, che dipende inevitabilmente dalle convinzioni che si difendono.

Vi è tuttavia una categoria di affermazioni che merita un'attenzione particolare: la presentazione di fatti, in particolare nei documenti o nei supporti scritti utilizzati nel dibattito democratico. I fatti e le cifre sono verificabili (fact-checking); quando fatti o cifre vengono utilizzati consapevolmente per influenzare o distorcere il dibattito (disinformazione), occorre trovare il modo di evitare che ciò abbia un’influenza eccessiva sul dibattito democratico e sul processo decisionale.

Il Consiglio federale è incaricato di studiare le possibilità seguenti:

• Istituzione di un’autorità indipendente autorizzata a intervenire in modo puntuale, su richiesta o d’ufficio, nel dibattito democratico qualora sia necessario correggere informazioni fattuali manifestamente errate, in applicazione del principio di proporzionalità. A questo proposito, il modello dell’Autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva (AIRR) potrebbe costituire una fonte di ispirazione, così come il modello della legge contro la concorrenza sleale (Commissione svizzera per la lealtà).

• Studio di misure volte a obbligare le piattaforme digitali a dare maggiore risalto alle correzioni o alle rettifiche di informazioni fattualmente inesatte, qualora queste abbiano raggiunto un vasto pubblico.

• Valutazione di misure tese a rafforzare l'educazione ai media e all'informazione, nonché le competenze digitali della popolazione, in particolare per quanto riguarda l'individuazione di contenuti ingannevoli o manipolati.

• Studio comparativo delle misure adottate in altre democrazie per contrastare la disinformazione, salvaguardando al contempo la libertà di espressione e il libero dibattito politico.

Il Consiglio federale prende sul serio le sfide poste dalle notizie false diffuse nel dibattito democratico. Poiché il processo di formazione dell'opinione pubblica deve avvenire in linea di principio senza interventi e sorveglianza da parte dello Stato, occorre fondamentalmente tollerare le notizie false. Il discorso è diverso nel caso della disinformazione e della propaganda che altri Stati attuano contro la Svizzera nell'ambito di campagne di manipolazione. Con il rapporto «Attività di influenza e disinformazione» (disponibile in francese e tedesco) redatto in adempimento del postulato 22.3006 della Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale (CPS-N), il Consiglio federale ha presentato un quadro completo della situazione di minaccia. Da allora, le misure approvate nel rapporto vengono attuate dal gruppo di lavoro interdipartimentale (GLID) «Attività di influenza e disinformazione», sotto la guida della Segreteria di Stato della politica di sicurezza (SEPOS). Il Consiglio federale ha inoltre deciso di proseguire il rafforzamento della resilienza nei confronti delle attività di influenza rilevanti dal punto di vista della politica di sicurezza come parte integrante della Strategia in materia di politica di sicurezza della Svizzera (www.sepos.admin.ch > Strategia in materia di politica di sicurezza).

Punto 1:

Gli interventi dello Stato nel dibattito politico sono soggetti a rigorosi requisiti costituzionali. La libertà di opinione e d'informazione (art. 16 Costituzione federale della Confederazione Svizzera [Cost.; RS 101]), la libertà dei media (art. 17 Cost.) e la formazione libera e democratica dell'opinione pubblica e della volontà (art. 34 Cost.) pongono limiti severi alle misure statali. L'istituzione di un organismo indipendente che intervenga nei dibattiti pubblici in corso e valuti le informazioni come oggettivamente corrette o errate richiederebbe pertanto una modifica della Costituzione.

Punto 2:

Il rapporto «Intermediari e piattaforme di comunicazione» (www.bakom.admin.ch > Digitale > Comunicazione digitale > Intermediari e piattaforme di comunicazione) ha analizzato le opportunità e i rischi che le piattaforme digitali e i motori di ricerca comportano per il dibattito pubblico. Su questa base, il Consiglio federale ha sottoposto a consultazione la legge federale sulle piattaforme di comunicazione e sui motori di ricerca (AP-LPCom), con l'obiettivo di rafforzare i diritti degli utenti in Svizzera e di esigere dalle piattaforme una maggiore trasparenza e il contenimento dei discorsi di odio illegali. L'AP-LPCom non contiene disposizioni specifiche in materia di informazioni false e nemmeno disposizioni in materia di correzioni o rettifiche, da parte delle piattaforme, inerenti informazioni oggettivamente errate, tra l'altro per motivi legati al diritto costituzionale (v. punto 1 di cui sopra). La procedura di consultazione si è conclusa il 16 febbraio 2026. Il Consiglio federale deciderà come procedere a tempo debito.

Punto 3:

L'insegnamento dell'educazione digitale e delle competenze mediatiche è integrato nei programmi d'insegnamento della scuola dell'obbligo delle tre regioni linguistiche e fornisce competenze per un uso responsabile e critico dei media e delle informazioni. Tale compito rientra nella competenza esclusiva dei Cantoni. La Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l'innovazione (SEFRI) sta inoltre preparando il secondo aggiornamento del rapporto «Politische Bildung in der Schweiz – Gesamtschau» (disponibile solo in tedesco) del novembre 2018, incentrato sul tema della disinformazione. La pubblicazione è prevista per la seconda metà del 2026.

Punto 4:

Il Consiglio federale segue attivamente le misure adottate da altre democrazie per combattere la disinformazione. La Svizzera partecipa a forum multilaterali, in particolare all'OCSE, all'OSCE e al Consiglio d'Europa. Il rapporto relativo al postulato 22.3006 sopra citato contiene già un'analisi comparativa degli approcci internazionali.

Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.

Respingere

Fonte: Parlamentsdienste der Bundesversammlung, Bern, consultato il 18.09.2026. Dati grezzi

Non si tratta di una pubblicazione ufficiale. Nomi, cifre e testi delle votazioni sono riportati senza modifiche, così come li pubblicano i Servizi del Parlamento.