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Certificati medici per assenze brevi. Un costo inutile per la LAMal?
depositato il 04.06.2026 nella Sessione estiva 2026Prima Camera: Consiglio nazionaleLa dichiarazione sull’intervento è disponibile (02.09.2026)
Iter nelle Camere
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Testo depositato
Molti datori di lavoro chiedono ai dipendenti un certificato medico già a partire dal primo o secondo giorno di assenza, anche per malattie innocue di breve corso. Questi ultimi si vedono così costretti a consultare un medico non per motivi terapeutici, ma per una pura formalità burocratica. Le visite mediche effettuate in tali contesti sono coperte dalla legge federale sull’assicurazione malattie (LAMal), dedotte la franchigia e l’aliquota percentuale. Tutto ciò genera costi effettivi a carico dei dipendenti e del sistema sanitario, senza apportare alcun beneficio medico.
Il Codice delle obbligazioni non stabilisce un termine a partire dal quale il datore di lavoro può esigere il certificato, lasciando piena libertà a riguardo. Alcune convenzioni collettive di lavoro offrono maggiori tutele, ma non si applicano alla totalità dei lavoratori.
Se il datore di lavoro esige un certificato medico prima di un termine congruo, è giusto che le relative spese siano a carico suo. Non spetta all’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie, finanziata da tutti gli assicurati, coprire spese dettate da un’esigenza amministrativa privata. Dal canto loro, i dipendenti partecipano finanziariamente attraverso la franchigia e l’aliquota percentuale. Considerata l’attuale politica di contenimento dei costi sanitari, è d’obbligo esaminare da vicino questa fonte di spesa evitabile.
Per questo motivo chiedo al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande:
• Dispone di dati sul numero di consultazioni mediche richieste ogni anno dai datori di lavoro al solo scopo di una certificazione medica per assenze brevi?
• Quali costi ne derivano per la LAMal?
• Sarebbe disposto a valutare l’introduzione di un termine legale minimo a partire dal quale il datore di lavoro possa richiedere un certificato medico?
• In quest’ottica, prenderebbe in considerazione una modifica di legge per fare in modo che i costi di queste consultazioni ricadano sul datore di lavoro, invece di gravare sulle casse malati?
Parere del Consiglio federale
1. I motivi alla base del rilascio di un certificato medico sono coperti dal segreto medico e non sono noti al Consiglio federale. Nel suo rapporto del 15 ottobre 2025 in adempimento del postulato Nantermod 22.3196 «Quali misure per contrastare i certificati medici compiacenti?» e in quello del 21 ottobre 2020 in adempimento del postulato Humbel 13.3224 «Sgravare l’assicurazione malattie da costi ingiustificati», il Consiglio federale aveva evidenziato la difficoltà di raccogliere informazioni affidabili sul rilascio dei certificati medici. Il numero delle consultazioni mediche richieste al solo scopo di ottenere un certificato medico è pertanto sconosciuto.
2. Una consultazione medica è fatturata secondo la tariffa in vigore. Il costo dipende dalla durata della consultazione e da altri fattori propri di ciascun caso. Il rapporto in adempimento del postulato Humbel 13.3224 cita un dato di Santésuisse risalente al 2017 secondo il quale il costo di una simile consultazione è stimato in 100 franchi (in base al tariffario TARMED). Poiché il numero delle consultazioni il cui solo scopo è il rilascio di un certificato medico non è noto, il Consiglio federale non è in grado di fornire una stima dei costi derivanti da questa pratica.
3. e 4. Il Consiglio federale si è già occupato a più riprese di questa tematica. Le questioni riguardanti una base legale nel codice delle obbligazioni (CO; RS 220) e l’assunzione dei costi sono già state esaminate nel rapporto del 21 ottobre 2020 in adempimento del postulato Humbel 13.3224, citato nella risposta alla domanda 1. Nel suo parere in risposta alla mozione Dandrès 25.4872 «Certificati medici richiesti dal datore di lavoro», ha infine respinto la proposta di una base legale specifica, poiché già oggi è possibile concordare termini in questo senso in contratti di lavoro collettivi o individuali. Inoltre, dal rapporto del 2020 è emerso che, sia nel settore pubblico che in quello privato, in caso di assenze di breve durata spesso si rinuncia a esigere un certificato medico dai lavoratori. Nel rapporto in questione, anche diverse associazioni hanno respinto una corrispondente proposta di adeguamento CO.
L’opportunità di una norma del genere sarebbe inoltre giuridicamente discutibile. Il lavoratore deve dimostrare la propria incapacità al lavoro per avere diritto al pagamento del salario secondo l’articolo 324a CO. Di conseguenza, anche se al datore di lavoro è vietato esigere un certificato medico, il lavoratore deve presentarne uno sin dal primo giorno per dimostrare la propria incapacità al lavoro. D’altra parte, vietare la presentazione di un certificato medico per i primi giorni equivarrebbe a esonerare il lavoratore dall’obbligo di fornire qualsiasi prova. Una soluzione del genere non è giuridicamente sostenibile e sarebbe in contrasto, senza alcuna giustificazione, con le regole generali in materia probatoria. Infine, come indicato, simili esenzioni sono comuni nella pratica su base volontaria.
Nel rapporto in adempimento del postulato Humbel 13.3224 è stata esaminata anche la possibilità dell’assunzione dei costi dei certificati medici da parte dei datori di lavoro, ma è stata nettamente respinta da questi ultimi. Anche la proposta di distinguere tra i diversi motivi alla base del rilascio dei certificati è difficilmente applicabile nella pratica.
Fonte: Parlamentsdienste der Bundesversammlung, Bern, consultato il 18.09.2026. Dati grezzi
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