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Protezione sì, ma temporanea. Cambiamento di paradigma nella politica d'asilo svizzera sul modello danese
depositato il 15.06.2026 nella Sessione estiva 2026Prima Camera: Consiglio degli StatiPianificato nel Consiglio degli Stati (10.09.2026)
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Testo depositato
Il Consiglio federale è incaricato di sottoporre al Parlamento una revisione globale del diritto in materia di asilo e stranieri, fondata su un cambiamento fondamentale di paradigma: la politica d’asilo deve essere orientata in modo coerente alla protezione temporanea. L’obiettivo è ridurre in modo sostanziale gli incentivi alla presentazione di domande abusive, senza impedire alle persone bisognose di protezione di accedere alla procedura d’asilo. Il progetto dovrà disciplinare, quale pacchetto complessivo coerente, i settori giuridici rilevanti: statuto di protezione e procedura, prestazioni sociali, ricongiungimento familiare, esecuzione e ritorno, nonché diplomazia migratoria, prendendo come riferimento misure di comprovata efficacia adottate da Stati europei, in particolare dalla Danimarca, ma anche da altri Paesi con esperienze comparabili.
Motivazione
Nel 2025 la Svizzera ha registrato 25 781 domande d’asilo, mentre la Danimarca, con gli stessi obblighi internazionali e una forza economica comparabile, ne ha contate appena 1959 – pro capite quasi dieci volte meno. Non è sempre stato così: nel 2015, al culmine della crisi dei rifugiati, il Paese scandinavo registrava ancora 21 316 domande. Da allora, rispetto alla Svizzera, il numero è drasticamente diminuito, in conseguenza di un sistematico cambiamento di paradigma.
Questo calo non è il risultato di una singola misura, ma per l’appunto di un cambiamento di paradigma: in Danimarca la protezione è in linea di massima temporanea e l’obiettivo principale non è l’integrazione ma il ritorno. La politica d’asilo è stata impostata in quest’ottica in tutti i settori, creando così un effetto complessivo coerente.
Negli ultimi anni il Consiglio federale e il Parlamento hanno discusso numerose misure su procedura, esecuzione, prestazioni sociali e ricongiungimento familiare. Molte vanno nella giusta direzione, ma adeguamenti isolati restano spesso senza effetto in un sistema complesso. Anche in Svizzera è necessario un fondamentale cambiamento di paradigma, che non deve puntare a limitare in maniera generalizzata il diritto d’asilo – ogni persona ha il diritto di presentare una domanda d’asilo – ma a dissuadere dal presentare domande abusive, analogamente a quanto avviene in Danimarca, e a eseguire in maniera più sistematica gli allontanamenti.
Questo cambio di rotta farà diminuire il numero delle domande, sgravando in particolare i Cantoni e i Comuni, ormai al limite sul piano finanziario, infrastrutturale e del personale. La revisione globale del diritto in materia di asilo e stranieri dovrebbe mirare in particolare a orientare la protezione al principio della temporaneità, con un’accoglienza provvisoria, verifiche regolari dello statuto e procedure sistematiche di revoca in caso di miglioramento della situazione nel Paese di origine. Occorre inoltre ampliare gli elenchi dei Paesi di origine e terzi sicuri, ridurre i termini di ricorso al minimo imposto dal diritto internazionale e far rispettare in maniera rigorosa gli obblighi di collaborare. Come in Danimarca, vanno sanciti nella legge requisiti severi in materia di ricongiungimento familiare: completa indipendenza dall’aiuto sociale, elevate competenze linguistiche e norme chiare in materia di alloggio. Per quanto riguarda le prestazioni sociali, l’aiuto sociale e le prestazioni in natura per i richiedenti l’asilo vanno armonizzati a livello svizzero al minimo esistenziale costituzionale. Nell’ambito del ritorno e dell’esecuzione occorre creare centri di partenza centralizzati, ricorrere sistematicamente alla carcerazione in vista di rinvio coatto e impiegare la politica dei visti quale leva nei confronti dei Paesi di origine non cooperativi.
Mantenendo l’attuale livello in materia di domande d’asilo e di esecuzione, la Svizzera rischierebbe di compromettere l’accettazione sociale di una politica migratoria aperta nel suo complesso, anche per quanto riguarda il reclutamento di personale qualificato, importante per la nostra economia.
La Svizzera deve pertanto incentrare la sua politica d’asilo sulla protezione temporanea. La Danimarca dimostra che una politica di questo tipo è compatibile con la Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e gli Accordi bilaterali.
La Danimarca deve servire da ispirazione, non da modello assoluto. Il Consiglio federale dovrà analizzare in maniera approfondita le politiche adottate in Europa, considerando, oltre alla Danimarca, anche i modelli di migliori prassi di altri Stati europei.
Parere del Consiglio federale
Il Consiglio federale segue costantemente l’evoluzione del diritto d’asilo su scala internazionale ed entro fine anno presenterà il rapporto in adempimento del postulato Z’graggen 24.3939 «Analisi della procedura d’asilo in alcuni Paesi europei selezionati», nel quale analizzerà in maniera approfondita diversi sistemi d’asilo in vigore in Europa (compreso quello danese). Su questa base saranno formulate raccomandazioni per il diritto d’asilo svizzero.
L’autore della mozione attribuisce il basso numero di domande d’asilo in Danimarca a un cambiamento di paradigma nella politica d’asilo. Le statistiche evidenziano tuttavia che questo esiguo numero (da 2000 a 5000 domande all’anno) non è un fenomeno nuovo in Danimarca, ma la regola. Ad eccezione del periodo 2012-2016 (primavera araba e crisi dei rifugiati), negli ultimi 20 anni il Paese scandinavo non ha infatti mai registrato più di 5000 domande d’asilo (p. es. 2300 nel 2005, 2400 nel 2008, 3500 nel 2017 e 3600 nel 2018). Queste cifre sono riconducibili anzitutto alla sua posizione geografica, al di fuori delle principali rotte migratorie. La Danimarca è stata a lungo un Paese di transito sulla rotta che attraversa la Germania fino alla Svezia. Questo itinerario è di nuovo poco battuto, e la Danimarca ne beneficia automaticamente. Per di più, la frontiera terrestre che la divide dalla Germania si estende per appena 67 chilometri, e il Paese è collegato alla Svezia solo da un ponte. La Svizzera, invece, ha un confine terrestre di 2000 chilometri. Trovandosi sulle rotte migratorie, si situa in un contesto completamente differente, il che si riflette sul numero di domande d’asilo, a prescindere dal quadro normativo e dalla politica d’asilo.
Come la Danimarca, anche la Svizzera non accorda una protezione a tempo indeterminato. Sia l’ammissione provvisoria sia la qualità di rifugiato possono terminare, essere disconosciute o revocate. In questo senso, il sistema svizzero è in gran parte comparabile a quello danese. Tuttavia, nel nostro Paese la protezione non è riesaminata ogni anno, bensì in maniera mirata in situazioni in cui una revoca è in certa misura probabile, ad esempio a seguito di cambiamenti fondamentali nel Paese d’origine e della conseguente modifica della prassi in materia d’asilo. La prassi danese mostra che il riesame sistematico porta solo raramente a una revoca, e lo stesso avviene in Svizzera nel caso del riesame periodico delle ammissioni provvisorie. Pertanto, riesaminare sistematicamente situazioni senza prospettive di revoca della protezione comporterebbe ulteriori oneri amministrativi e richiederebbe risorse sproporzionate.
La Svizzera si contraddistingue inoltre per un’elevata capacità di integrazione. L’Agenda Integrazione Svizzera è efficace: il tasso di occupazione delle persone del settore dell’asilo aumenta anno dopo anno. Il Consiglio federale è convinto che passare a una protezione unicamente temporanea indebolirebbe notevolmente la nostra politica d’integrazione e potrebbe comportare seri rischi in tale ambito. I datori di lavoro non hanno interesse ad assumere persone il cui statuto è riesaminato ogni anno, come dimostrano anche le esperienze maturate con lo statuto di protezione S. Un’integrazione riuscita presuppone sicurezza pianificatoria, sia per gli interessati sia per i datori di lavoro. Il Consiglio federale ritiene che introdurre una protezione unicamente temporanea farebbe aumentare i costi di aiuto sociale.
Questioni centrali riguardanti la protezione dei rifugiati, l’integrazione, il ritorno e il diritto internazionale in materia di rifugiati sono state esaminate in maniera approfondita nel rapporto del Consiglio federale in adempimento del postulato Müller Damian 18.3930 «Modifica della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 1951». Il Consiglio federale è giunto alla conclusione che il vigente diritto in materia di rifugiati continua a soddisfare le esigenze attuali e non richiede un fondamentale cambiamento di paradigma. L’Esecutivo rimanda anche al suo parere relativo alla mozione Schmid Pascal 24.4588 «Imparare dalla Svezia e dalla Danimarca: asilo a tempo determinato. Ritorno all’essenza del diritto d’asilo», respinta nella sessione autunnale 2025.
Oltre al citato rapporto comparativo sulla politica d’asilo di altri Paesi europei, nell’anno in corso il Consiglio federale porrà in consultazione un pacchetto legislativo sull’ulteriore sviluppo del sistema d’asilo svizzero risultante dalla corrente strategia in materia d’asilo 2027.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Proposta del Consiglio federale
Respingere
Fonte: Parlamentsdienste der Bundesversammlung, Bern, consultato il 18.09.2026. Dati grezzi
Non si tratta di una pubblicazione ufficiale. Nomi, cifre e testi delle votazioni sono riportati senza modifiche, così come li pubblicano i Servizi del Parlamento.
