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Protezione sì – ma temporanea. Cambiamento di paradigma nella politica d'asilo svizzera sul modello danese
depositato il 19.06.2026 nella Sessione estiva 2026Prima Camera: Consiglio nazionaleLa dichiarazione sull’intervento è disponibile (02.09.2026)
Iter nelle Camere
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Testo depositato
Il Consiglio federale è incaricato di sottoporre al Parlamento una revisione globale del diritto in materia di asilo e stranieri, fondata su un cambiamento fondamentale di paradigma: la politica d’asilo deve essere orientata in modo coerente alla protezione temporanea. L’obiettivo è ridurre in modo sostanziale gli incentivi alla presentazione di domande abusive, senza impedire alle persone bisognose di protezione di accedere alla procedura d’asilo. Il progetto dovrà disciplinare, quale pacchetto complessivo coerente, i settori giuridici rilevanti: statuto di protezione e procedure, prestazioni sociali, ricongiungimento familiare, esecuzione e ritorno, nonché diplomazia migratoria. Quale riferimento dovranno servire misure di comprovata efficacia adottate da Stati europei, in particolare dalla Danimarca, ma anche da altri Paesi con esperienze comparabili.
Motivazione
Nel 2025 la Svizzera ha registrato 25’781 domande d’asilo, mentre la Danimarca, con obblighi internazionali comparabili, ne ha contate solo 1’959. Nel 2015, la Danimarca registrava ancora oltre 21’000 domande. Il forte calo non è il risultato di una singola misura, ma di un cambiamento di paradigma: la protezione è anzitutto temporanea e l’obiettivo principale non è l’integrazione duratura, bensì il ritorno quando la situazione nel Paese d’origine lo consente.
Anche in Svizzera sono state discusse numerose misure su procedure, esecuzione, prestazioni sociali e ricongiungimento familiare. Adeguamenti isolati restano però insufficienti in un sistema complesso. Occorre quindi una revisione coerente del diritto in materia di asilo e stranieri, senza limitare il diritto di ogni persona a presentare una domanda, ma riducendo in modo sostanziale l’attrattiva delle domande abusive, rafforzando e velocizzando l’esecuzione.
La revisione dovrà orientare la protezione al principio della temporaneità, prevedendo verifiche regolari dello statuto, procedure di revoca in caso di miglioramento nel Paese d’origine, liste più ampie di Stati sicuri, termini di ricorso ridotti al minimo imposto dal diritto internazionale e obblighi di collaborazione più vincolanti. Dovranno inoltre essere fissate condizioni più rigorose per il ricongiungimento familiare, uniformate le prestazioni sociali al minimo esistenziale costituzionale e rafforzati ritorno, centri di partenza, carcerazione amministrativa e leva della politica dei visti.
Parere del Consiglio federale
Il Consiglio federale segue costantemente l’evoluzione del diritto d’asilo su scala internazionale ed entro fine anno presenterà il rapporto in adempimento del postulato Z’graggen 24.3939 «Analisi della procedura d’asilo in alcuni Paesi europei selezionati», nel quale analizzerà in maniera approfondita diversi sistemi d’asilo in vigore in Europa (compreso quello danese). Su questa base saranno formulate raccomandazioni per il diritto d’asilo svizzero.
L’autore della mozione attribuisce il basso numero di domande d’asilo in Danimarca a un cambiamento di paradigma nella politica d’asilo. Le statistiche evidenziano tuttavia che questo esiguo numero (da 2000 a 5000 domande all’anno) non è un fenomeno nuovo in Danimarca, ma la regola. Ad eccezione del periodo 2012-2016 (primavera araba e crisi dei rifugiati), negli ultimi 20 anni il Paese scandinavo non ha infatti mai registrato più di 5000 domande d’asilo (p. es. 2300 nel 2005, 2400 nel 2008, 3500 nel 2017 e 3600 nel 2018). Queste cifre sono riconducibili anzitutto alla sua posizione geografica, al di fuori delle principali rotte migratorie. La Danimarca è stata a lungo un Paese di transito sulla rotta che attraversa la Germania fino alla Svezia. Questo itinerario è di nuovo poco battuto, e la Danimarca ne beneficia automaticamente. Per di più, la frontiera terrestre che la divide dalla Germania si estende per appena 67 chilometri, e il Paese è collegato alla Svezia solo da un ponte. La Svizzera, invece, ha un confine terrestre di 2000 chilometri. Trovandosi sulle rotte migratorie, si situa in un contesto completamente differente, il che si riflette sul numero di domande d’asilo, a prescindere dal quadro normativo e dalla politica d’asilo.
Come la Danimarca, anche la Svizzera non accorda una protezione a tempo indeterminato. Sia l’ammissione provvisoria sia la qualità di rifugiato possono terminare, essere disconosciute o revocate. In questo senso, il sistema svizzero è in gran parte comparabile a quello danese. Tuttavia, nel nostro Paese la protezione non è riesaminata ogni anno, bensì in maniera mirata in situazioni in cui una revoca è in certa misura probabile, ad esempio a seguito di cambiamenti fondamentali nel Paese d’origine e della conseguente modifica della prassi in materia d’asilo. La prassi danese mostra che il riesame sistematico porta solo raramente a una revoca, e lo stesso avviene in Svizzera nel caso del riesame periodico delle ammissioni provvisorie. Pertanto, riesaminare sistematicamente situazioni senza prospettive di revoca della protezione comporterebbe ulteriori oneri amministrativi e richiederebbe risorse sproporzionate.
La Svizzera si contraddistingue inoltre per un’elevata capacità di integrazione. L’Agenda Integrazione Svizzera è efficace: il tasso di occupazione delle persone del settore dell’asilo aumenta anno dopo anno. Il Consiglio federale è convinto che passare a una protezione unicamente temporanea indebolirebbe notevolmente la nostra politica d’integrazione e potrebbe comportare seri rischi in tale ambito. I datori di lavoro non hanno interesse ad assumere persone il cui statuto è riesaminato ogni anno, come dimostrano anche le esperienze maturate con lo statuto di protezione S. Un’integrazione riuscita presuppone sicurezza pianificatoria, sia per gli interessati sia per i datori di lavoro. Il Consiglio federale ritiene che introdurre una protezione unicamente temporanea farebbe aumentare i costi di aiuto sociale.
Questioni centrali riguardanti la protezione dei rifugiati, l’integrazione, il ritorno e il diritto internazionale in materia di rifugiati sono state esaminate in maniera approfondita nel rapporto del Consiglio federale in adempimento del postulato Müller Damian 18.3930 «Modifica della Convenzione sullo statuto dei rifugiati del 1951». Il Consiglio federale è giunto alla conclusione che il vigente diritto in materia di rifugiati continua a soddisfare le esigenze attuali e non richiede un fondamentale cambiamento di paradigma. L’Esecutivo rimanda anche al suo parere relativo alla mozione Schmid Pascal 24.4588 «Imparare dalla Svezia e dalla Danimarca: asilo a tempo determinato. Ritorno all’essenza del diritto d’asilo», respinta nella sessione autunnale 2025.
Oltre al citato rapporto comparativo sulla politica d’asilo di altri Paesi europei, nell’anno in corso il Consiglio federale porrà in consultazione un pacchetto legislativo sull’ulteriore sviluppo del sistema d’asilo svizzero risultante dalla corrente strategia in materia d’asilo 2027.
Il Consiglio federale propone di respingere la mozione.
Proposta del Consiglio federale
Respingere
Fonte: Parlamentsdienste der Bundesversammlung, Bern, consultato il 18.09.2026. Dati grezzi
Non si tratta di una pubblicazione ufficiale. Nomi, cifre e testi delle votazioni sono riportati senza modifiche, così come li pubblicano i Servizi del Parlamento.
