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Semplificare l'accesso al mondo del lavoro e sfruttare il potenziale di manodopera locale
depositato il 19.06.2026 nella Sessione estiva 2026Prima Camera: Consiglio nazionaleLa dichiarazione sull’intervento è disponibile (26.08.2026)
Iter nelle Camere
Le decisioni delle Camere e delle commissioni, nei termini dei Servizi del Parlamento.
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Testo depositato
Il Consiglio federale è incaricato di valutare la possibilità di semplificare la regolamentazione delle professioni e di renderla più coerente per sfruttare meglio il potenziale di manodopera grazie a una maggiore mobilità del personale e a un riconoscimento più agevole delle qualifiche professionali conseguite all’estero.
Motivazione
Uno studio di Ecoplan del 2025, commissionato dalla SEFRI, dimostra che in Svizzera oltre 160 professioni sono regolamentate, la maggior parte a livello cantonale o comunale, anche se per circa 50 vigono normative diverse a seconda del Cantone.
Ciò ostacola la mobilità intercantonale dei lavoratori qualificati e crea inutili ostacoli al riconoscimento delle qualifiche professionali conseguite all’estero, proprio in un periodo segnato da una forte domanda di manodopera qualificata.
Alla luce di queste considerazioni, il Consiglio federale dovrebbe valutare se esistono margini per semplificare e rendere più coerente la regolamentazione delle professioni e, di conseguenza, anche il riconoscimento dei titoli professionali, con l’obiettivo di sfruttare meglio il potenziale di manodopera delle persone che vivono nel nostro Paese. Oltre alle normative statali a tutti i livelli federali, occorre tenere conto anche degli effetti degli accordi di diritto privato, come gli accordi settoriali o i contratti collettivi di lavoro (CCL), e dei rispettivi requisiti.
Studi dell’OCSE (p. es. Competition and regulation in professions and occupations) dimostrano che in molti Paesi il livello di regolamentazione delle professioni è aumentato. Regolamentazioni troppo dettagliate ostacolano l’accesso al mercato e aumentano gli oneri amministrativi per le imprese. Possono quindi costituire un intralcio allo sfruttamento del potenziale della forza lavoro locale e compromettere la mobilità dei lavoratori. Per quanto riguarda la Svizzera, nella sua analisi per Paese del 2022 l’OCSE ha rilevato che, sebbene la mobilità dei lavoratori qualificati sia garantita dalla legge sul mercato interno, nella pratica si osservano spesso restrizioni cantonali e barriere amministrative. È quindi necessario intervenire.
Parere del Consiglio federale
La Confederazione provvede alla creazione di uno spazio economico svizzero non discriminante e garantisce alle persone con formazione accademica o titolari di un diploma federale, cantonale o riconosciuto da un Cantone la possibilità di esercitare la professione in tutta la Svizzera (art. 95 cpv. 2 Cost., RS 101). Nel mercato interno svizzero la Confederazione garantisce tali principi in particolare grazie alla legge sul mercato interno (LMI, RS 943.02). Conformemente a questa base giuridica, la libertà di accesso al mercato in un Cantone diverso da quello in cui si trova la sede o il domicilio si fonda anche sul principio del luogo di provenienza (principio di Cassis de Dijon). Secondo la LMI, l’accesso al mercato deve essere semplice, rapido e gratuito. Solitamente le autorità cantonali applicano i requisiti previsti dalla LMI. La Commissione della concorrenza (COMCO) è l’autorità di vigilanza e gli operatori degli altri Cantoni possono appellarsi direttamente a questa legge.
Per i professionisti con qualifiche straniere esistono numerose possibilità di riconoscimento, che tengono conto sia dell’interesse alla mobilità del professionista in questione, sia dell’interesse del mondo del lavoro a disporre di personale qualificato, sia del rispetto dell’interesse pubblico alla base di ogni normativa, in particolare in materia di tutela della salute pubblica. A tal proposito, i datori di lavoro attribuiscono grande importanza alla qualità delle formazioni riconosciute e alla loro comparabilità con quelle svizzere. Questo spiega perché i professionisti formati all’estero debbano talvolta seguire corsi integrativi, dando l’impressione che le procedure di riconoscimento siano lunghe e complicate.
Per quanto riguarda i contratti collettivi di lavoro, in particolare quelli dichiarati di obbligatorietà generale, essi non limitano la mobilità dei professionisti e non causano carenza di manodopera.
Su 149 professioni regolamentate in Svizzera circa 80 sono giustificate da un chiaro interesse pubblico (sanità, settore sociale, insegnamento e attività a rischio). Laddove la competenza normativa spetta ai Cantoni, le norme di accesso alle professioni sono simili da un Cantone all’altro e non sussistono quindi ostacoli alla mobilità intercantonale. 49 professioni sono regolamentate solo in 1-6 Cantoni. Il numero di lavoratori interessato è molto esiguo e le regolamentazioni in questione non acuiscono la carenza di manodopera, né ostacolano la mobilità dei professionisti. Tra queste 49 professioni figurano, ad esempio, gli arteterapeuti o le estetiste nel Cantone del Ticino, i traduttori giurati a Ginevra o gli investigatori privati nei Cantoni di Turgovia e San Gallo. Verranno stabiliti dei contatti con i Cantoni interessati; le problematiche legate a queste normative isolate, infatti, sono molto specifiche e ciascuna di esse richiede una soluzione personalizzata.
Dati più precisi sono riportati nel rapporto del Consiglio federale del 20 novembre 2019 «Trarre un bilancio sulle condizioni di esercizio delle professioni», redatto in adempimento del postulato Nantermod 16.3754, nel quale si legge che in Svizzera non esiste alcuna inflazione normativa. Da quando è stato redatto il rapporto la situazione non ha subìto cambiamenti sostanziali. Ciò non impedisce alla Confederazione di agire: un gruppo di lavoro composto dalla SEFRI, dalla Conferenza svizzera delle direttrici e dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS), dalle organizzazioni del mondo del lavoro e dalle parti sociali sta cercando soluzioni per contrastare la carenza di personale nel settore della custodia dei bambini, che è soggetto a normative diverse nei 26 Cantoni e fa ampiamente ricorso a professionisti con qualifiche conseguite all’estero. Anziché imporre norme ai Cantoni – ammesso che la Costituzione federale le consenta di farlo – la Confederazione preferisce collaborare con i diversi attori coinvolti per migliorare la situazione attraverso misure mirate e consensuali.
Il Consiglio federale propone di respingere il postulato.
Proposta del Consiglio federale
Respingere
Fonte: Parlamentsdienste der Bundesversammlung, Bern, consultato il 18.09.2026. Dati grezzi
Non si tratta di una pubblicazione ufficiale. Nomi, cifre e testi delle votazioni sono riportati senza modifiche, così come li pubblicano i Servizi del Parlamento.
