Parlamento / Oggetti / 26.4528
I beni di protezione umanitaria non sono armi. Proteggere in maniera efficace i civili ucraini
depositato il 01.10.2026 nella Sessione autunnale 2026Prima Camera: Consiglio nazionaleDepositato (01.10.2026)
Iter nelle Camere
Le decisioni delle Camere e delle commissioni, nei termini dei Servizi del Parlamento.
Ancora nessuna decisione di una Camera o di una commissione.
Testo depositato
Il Consiglio federale è incaricato di creare i presupposti giuridici e amministrativi affinché i beni di protezione a beneficio della popolazione (civile) possano essere esportati dalla Svizzera in caso di conflitti armati. Questo vale anche per i beni di protezione considerati a duplice impiego o militari speciali. La loro esportazione deve essere autorizzata qualora una valutazione basata sul rischio dimostri in modo sufficientemente plausibile che sono utilizzati a fini civili o umanitari e che la specifica esportazione non favorisce direttamente, in modo rilevante dal punto di vista militare, la capacità bellica di una delle parti in conflitto.
Motivazione
La guerra in Ucraina dimostra quanto sia importante garantire una protezione efficace alle persone che devono affrontare la vita quotidiana con l’insidia degli attacchi militari. Giubbotti protettivi, caschi e altri beni di questo tipo possono proteggere bambini, insegnanti, personale sanitario, operatori dei media, nonché collaboratori di organizzazioni umanitarie e infrastrutture civili. La Svizzera dovrebbe consentire tali forniture, in linea con la propria tradizione umanitaria, e aiutare così in modo mirato la popolazione in Ucraina. I beni e gli strumenti di protezione non devono per forza avere una rilevanza militare. La sola classificazione tecnica di questi beni come beni a duplice impiego o beni militari speciali non è quindi di per sé determinante ai fini di un eventuale vantaggio militare derivante da una specifica esportazione. Sono determinanti anche i destinatari finali, la destinazione d’uso, la natura e la quantità dei beni, nonché il rischio di un impiego militare o di una cessione a fini militari. Le dichiarazioni relative alla destinazione finale, i divieti di cessione e adeguate misure di controllo possono ridurre questo rischio.
Il principio della parità di trattamento derivante dal diritto della neutralità continua a essere rispettato. La semplice indicazione di un destinatario civile o l’assenza di indizi concreti di abusi non sono sufficienti. È necessaria una valutazione accurata e commisurata al rischio per stabilire se la fornitura sia destinata a scopi civili o umanitari e non favorisca, direttamente e in modo rilevante dal punto di vista militare, alcuna delle parti in conflitto relativamente alla propria capacità bellica. Non è possibile fornire una garanzia assoluta riguardo alla destinazione finale dei beni. L’accuratezza delle verifiche e le misure di sicurezza devono essere adeguate al rischio concreto.
La mozione chiede un controllo differenziato delle esportazioni, affinché la Svizzera possa contribuire maggiormente alla protezione della popolazione ucraina senza violare il diritto di neutralità né altre restrizioni alle esportazioni.
Fonte: Parlamentsdienste der Bundesversammlung, Bern, consultato il 21.10.2026. Dati grezzi
Non si tratta di una pubblicazione ufficiale. Nomi, cifre e testi delle votazioni sono riportati senza modifiche, così come li pubblicano i Servizi del Parlamento.
