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Parlamento / Oggetti / 26.3896

26.3896InterpellanzaEFDpendente

Freno all'indebitamento. Utilizzare l'onere netto degli interessi anziché il tasso d'indebitamento come parametro di controllo?

depositato il 19.06.2026 nella Sessione estiva 2026Prima Camera: Consiglio nazionaleLa dichiarazione sull’intervento è disponibile (09.09.2026)

Finanze

Le decisioni delle Camere e delle commissioni, nei termini dei Servizi del Parlamento.

Ancora nessuna decisione di una Camera o di una commissione.

Il freno all’indebitamento è un principio che regola le uscite al fine di stabilizzare il livello nominale del debito. In un contesto di crescita del PIL, questa stabilizzazione porta a un calo della quota d’indebitamento.

Le condizioni di finanziamento della Confederazione continuano a essere eccezionalmente vantaggiose. Attualmente, le obbligazioni decennali sono remunerate circa allo 0,35 per cento, quelle trentennali circa allo 0,55 per cento. La Confederazione si finanzia quindi sull’intera loro durata a un livello nettamente inferiore alla crescita economica nominale. Pertanto, anche la remunerazione a lungo termine è costantemente inferiore al tasso di crescita. In quest’ottica, un determinato stock del debito pubblico perde costantemente peso rispetto alla produzione economica e il tasso d’indebitamento rimarrebbe stabile anche in presenza di un deficit primario.

Alla luce di questa situazione si pone la questione se, ai fini della sostenibilità delle finanze pubbliche, il parametro economico più significativo sia rappresentato dallo stock del debito o dal servizio del debito corrente, ossia l’onere netto degli interessi. La letteratura internazionale e la logica insita nel rapporto tra remunerazione e crescita suggeriscono che sia quest’ultimo. Chiedo pertanto al Consiglio federale di rispondere alle seguenti domande.

• Come si è evoluto l’onere degli interessi della Confederazione in rapporto al PIL a partire dal 1990? Chiedo all’Esecutivo di fornire un elenco annuale, dal 1990 a oggi, come pure una proiezione per i prossimi cinque, dieci anni in base alla pianificazione finanziaria attuale.

• Quale saldo strutturale primario sarebbe necessario per mantenere costanti, in primo luogo, il tasso d’indebitamento e, secondariamente, l’onere netto degli interessi in percento del PIL? Quanto grande è la differenza rispetto al percorso di consolidamento previsto dal freno all’indebitamento vigente ai sensi della legge federale sulle finanze della Confederazione? In altre parole: la regola attuale in che misura riduce il debito oltre quanto sarebbe necessario ai fini di una sostenibilità stabile?

• Il Consiglio federale come valuta l’onere netto degli interessi come parametro di controllo complementare o alternativo, in particolare alla luce del rapporto tra remunerazione e crescita e del fatto che il mero volume della posizione non rappresenta gli effettivi costi di finanziamento?

Ad domanda 1

Se si considerano le uscite a titolo d’interessi in percento del PIL nominale, il picco massimo è stato raggiunto nel 1999 con quasi lo 0,8 per cento del PIL. Successivamente, il valore è sceso fino al minimo registrato nel 2021. Nel 2025 le uscite a titolo d’interessi hanno raggiunto 1,0 miliardo di franchi, pari allo 0,12 per cento del PIL (v. tabella in calce che comprende gli anni del piano finanziario attuale). Tra i fattori determinanti di questa evoluzione figurano, tra l’altro, il livello del debito e l’andamento dei tassi d’interesse.

Ad domanda 2

Il freno all’indebitamento esige che la Confederazione equilibri a lungo termine le sue uscite ed entrate (art. 126 cpv. 1 Costituzione federale [Cost.]; RS 101). Il livello nominale del debito rimane quindi costante nel lungo periodo. Se, allo stesso tempo, il PIL nominale cresce, il tasso d’indebitamento diminuisce. Alla fine del 2025 il debito netto della Confederazione (capitale di terzi dedotti i beni patrimoniali) ammontava al 16,1 per cento del PIL.

La sostenibilità del debito pubblico descrive la capacità di uno Stato di adempiere ai propri obblighi di pagamento. Per valutarla esistono diversi indicatori. Il debito è considerato sostenibile, tra l’altro, quando il tasso d’indebitamento rimane stabile a un livello non eccessivo oppure quando la crescita economica nominale è superiore al tasso d’interesse applicato al debito. In quest’ultimo caso, il tasso d’indebitamento può essere mantenuto stabile anche in presenza di deficit primari persistenti. Nel caso contrario, è necessario realizzare eccedenze primarie, altrimenti si rischia una spirale di debiti, poiché le uscite a titolo d’interessi crescono più rapidamente delle entrate fiscali. Le aspettative di mercato svolgono un ruolo fondamentale nella valutazione della sostenibilità del debito.

Uno dei parametri del freno all’indebitamento è il saldo finanziario che risulta dalle entrate al netto delle uscite. Se il saldo finanziario viene calcolato al netto delle entrate e delle uscite a titolo d’interessi (uscite nette per interessi), si ottiene il saldo primario. Quest’ultimo indica se un bilancio è in grado di finanziare le proprie uscite correnti con le proprie entrate, senza ricorrere al debito. Nel 2025 la Confederazione ha registrato un saldo finanziario positivo di 259 milioni. Escluse le uscite nette per interessi, è risultata un’eccedenza primaria di 806 milioni, pari allo 0,09 per cento del PIL.

È possibile stimare il livello del saldo primario (in % del PIL) necessario per stabilizzare il tasso d’indebitamento; tale valore risulta dalla differenza del tasso d’interesse medio applicato al debito e la crescita economica nominale, moltiplicata per il tasso d’indebitamento dell’anno precedente. Attualmente il tasso d’indebitamento potrebbe rimanere stabile con un deficit primario di poco superiore a un miliardo di franchi, ossia lo 0,12 per cento del PIL, ma la cifra varia notevolmente al variare delle ipotesi. Si pone quindi la questione di quale tasso d’interesse debba essere utilizzato per i calcoli. Se il tasso d’interesse aumentasse di 0,5 punti percentuali, il tasso d’indebitamento potrebbe restare stabile anche con un deficit primario di circa 500 milioni di franchi. Se l’aumento fosse pari a 1 punto percentuale, sarebbe necessario conseguire un saldo primario in pareggio.

Ad domanda 3

Il freno all’indebitamento limita l’importo delle uscite da stanziare nel preventivo a quello delle entrate stimate, tenuto conto della situazione economica (art. 126 cpv. 2 Cost.). Nell’ambito dell’attuale freno all’indebitamento non è possibile tenere conto della differenza tra il tasso d’interesse e la crescita economica, poiché il freno all’indebitamento consente di coprire solo deficit temporanei di finanziamento in caso di sottoutilizzo congiunturale o di uscite straordinarie. La considerazione della differenza tra il tasso d’interesse e la crescita economica richiederebbe quindi un adeguamento del freno all’indebitamento e, di conseguenza, una modifica costituzionale. Inoltre, questo approccio concentra l’attenzione sul livello dei tassi d’interesse e sulla crescita economica, due parametri macroeconomici influenzati da fattori esogeni e non controllabili. I tassi d’interesse dipendono dalla situazione di mercato, motivo per cui le uscite a titolo d’interessi non sono adatte a fungere come parametro di controllo. Se le aspettative di mercato cambiano, può verificarsi un aumento delle spese a titolo d’interessi, anche se il livello del debito rimane pressoché invariato. Variazioni significative di questo genere sono state osservate durante la crisi del debito dell’eurozona. Per la Confederazione, l’ammontare delle uscite rimane l’unico parametro su cui è possibile esercitare un’influenza diretta. Il Consiglio federale sottopone le uscite alle Camere federali nel quadro del preventivo; quest’ultime le approvano successivamente.

Tabella: uscite a titolo d’interessi, entrate a titolo d’interessi e uscite nette per interessi della Confederazione

Uscite a titolo d’interessi

Entrate a titolo d’interessi

Uscite nette per interessi

Uscite a titolo d’interessi

Entrate a titolo d’interessi

Uscite nette per interessi

in mio.

in mio.

in mio.

in % del PIL

in % del PIL

in % del PIL

1990

1832

652

1180

0,49

0,17

0,31

1991

2050

740

1310

0,52

0,19

0,33

1992

2546

895

1651

0,64

0,22

0,41

1993

2486

1076

1411

0,61

0,26

0,35

1994

3079

1287

1793

0,74

0,31

0,43

1995

3080

1440

1641

0,73

0,34

0,39

1996

2922

1331

1591

0,68

0,31

0,37

1997

3079

1139

1940

0,71

0,26

0,45

1998

3345

1063

2281

0,75

0,24

0,51

1999

3586

681

2905

0,79

0,15

0,64

2000

3489

730

2759

0,73

0,15

0,58

2001

3394

749

2645

0,69

0,15

0,54

2002

3764

490

3274

0,77

0,10

0,67

2003

3293

329

2964

0,67

0,07

0,60

2004

3167

292

2876

0,62

0,06

0,57

2005

3577

335

3242

0,68

0,06

0,61

2006

3993

478

3515

0,71

0,09

0,63

2007

3635

690

2945

0,61

0,11

0,49

2008

3334

659

2676

0,54

0,11

0,43

2009

3042

477

2565

0,50

0,08

0,42

2010

2902

375

2528

0,46

0,06

0,40

2011

2669

376

2292

0,41

0,06

0,35

2012

2406

359

2047

0,37

0,05

0,31

2013

2128

246

1882

0,32

0,04

0,28

2014

1978

246

1733

0,29

0,04

0,26

2015

1878

276

1602

0,28

0,04

0,24

2016

1579

252

1327

0,23

0,04

0,19

2017

1400

358

1042

0,20

0,05

0,15

2018

1139

310

829

0,16

0,04

0,11

2019

1022

301

722

0,14

0,04

0,10

2020

891

300

591

0,13

0,04

0,08

2021

760

268

491

0,10

0,03

0,06

2022

852

255

596

0,10

0,03

0,07

2023

1252

591

661

0,15

0,07

0,08

2024

1244

624

620

0,15

0,07

0,07

2025

1015

469

547

0,12

0,05

0,06

P 2026

1026

371

655

0,12

0,04

0,07

P 2027

1081

408

673

0,12

0,05

0,07

PF 2028

1002

449

553

0,11

0,05

0,06

PF 2029

1078

527

551

0,11

0,06

0,06

PF 2030

1190

572

618

0,12

0,06

0,06

Nota: le uscite a titolo d’interessi sono costituite essenzialmente dalle uscite lorde a titolo d’interessi per i debiti sui mercati monetario e dei capitali. Le entrate a titolo d’interessi comprendono principalmente gli interessi moratori su tasse e imposte nonché le entrate a titolo d’interessi da mutui e beni patrimoniali.

Fonte: Parlamentsdienste der Bundesversammlung, Bern, consultato il 18.09.2026. Dati grezzi

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