Parlamento / Oggetti / 26.4009
Svantaggio concorrenziale strutturale per gli agricoltori che internalizzano i costi esterni?
depositato il 19.06.2026 nella Sessione estiva 2026Prima Camera: Consiglio nazionaleLa dichiarazione sull’intervento è disponibile (26.08.2026)
Iter nelle Camere
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Testo depositato
Secondo l’Istituto di ricerca dell’agricoltura biologica (FiBL), in Svizzera l’agricoltura e il sistema alimentare generano costi esterni, ad esempio a causa della perdita di biodiversità, dell’aggravamento dei cambiamenti climatici e della scarsità d’acqua, delle condizioni di lavoro precarie o di un’alimentazione scorretta. Questi costi esterni sono stimati a circa 30 miliardi di franchi all’anno. Gli agricoltori che producono in conformità delle linee guida di un’organizzazione label internalizzano gran parte dei propri costi esterni, ad esempio rinunciando all’uso di pesticidi o adattando la detenzione di animali da reddito alla produzione di foraggio nella propria azienda agricola (agricoltura adeguata alle condizioni locali).
Nella sua risposta all’interpellanza 25.4345 il Consiglio federale afferma che tali costi esterni derivano, da un lato, da fallimenti del mercato e, dall’altro, da fallimenti istituzionali.
Di fatto uno studio più recente del FiBL e del Politecnico federale di Zurigo (PFZ) giunge alla conclusione che l’attuale politica agricola svizzera offre decisamente troppi incentivi per la produzione animale e il consumo di carne, rendendo difficile una transizione dalla detenzione di animali intensiva, basata sui foraggi concentrati, verso alternative vegetali. Questi ambiti dell’economia agricola sono all’origine di gran parte dei costi esterni. Gli autori sostengono inoltre che molte misure volte a ridurre i costi esterni o ad aumentare il grado di autoapprovvigionamento potrebbero essere attuate già oggi in maniera relativamente semplice.
Alla luce di quanto suesposto, invito il Consiglio federale a rispondere alle seguenti domande.
1. Cosa intende esattamente, in questo contesto, per «fallimenti del mercato»?
2. Gli agricoltori che producono secondo gli standard dei label hanno uno svantaggio concorrenziale, visto che l’attuale politica agricola fa ricadere i costi esterni in gran parte sullo Stato e sulle generazioni future anziché internalizzarli, come avviene nel caso dei produttori label? Se sì, quanto è significativo questo vantaggio? Se no, perché no?
3. Cosa intende esattamente, in questo contesto, per «fallimenti istituzionali»? Condivide l’opinione espressa nello studio sopra citato, secondo cui attualmente vengono offerti decisamente troppi incentivi per una produzione alimentare con elevati costi esterni? In caso contrario, perché no?
4. Quali sono oggi gli ostacoli che si frappongono all’attuazione delle relative contromisure? La PA30+ si è posta come obiettivo l’eliminazione di questi ostacoli e l’attuazione di tali contromisure?
Parere del Consiglio federale
1. Per «fallimenti del mercato» si intende che i costi esterni o nascosti di un prodotto (p.es. nei settori della sanità e dell’ambiente) non confluiscono nei costi di produzione e, di conseguenza, nella formazione del prezzo. Pertanto, il prezzo di mercato è inferiore ai costi sociali effettivi del prodotto. Ne consegue che i prodotti con costi esterni elevati hanno un vantaggio concorrenziale rispetto a quelli con costi esterni inferiori e che, quindi, ne vengono prodotti e richiesti in quantità maggiori rispetto a quanto sarebbe ottimale dal punto di vista economico.
2. In linea di principio gli agricoltori che producono secondo gli standard dei label non hanno alcuno svantaggio concorrenziale rispetto alle aziende convenzionali. È vero che il rispetto degli standard dei label comporta per loro un aumento dei costi di produzione. Tuttavia, questi maggiori costi vengono in linea di principio compensati da prezzi più elevati sul mercato (premi legati ai label) oltre che mediante specifici programmi nell’ambito dei pagamenti diretti della Confederazione.
3. e 4. Per «fallimenti istituzionali» si intendono le condizioni quadro statali che fanno sì che i costi esterni non siano inclusi nei prezzi delle derrate alimentari, ovvero non siano internalizzati. I costi esterni sorgono soprattutto nei settori della sanità e dell’ambiente, ad esempio a seguito di un consumo eccessivo di alimenti zuccherati o di carne. È vero che attualmente con gli importi iscritti a preventivo viene promossa la coltivazione della barbabietola da zucchero o la produzione animale (cfr. risposta del Consiglio federale all’interpellanza Schlatter 24.3793). Tuttavia, ciò non dovrebbe praticamente avere alcun effetto sul consumo di tali prodotti, bensì comportare principalmente la sostituzione di merci importate con prodotti indigeni. Anche la protezione doganale favorisce la produzione animale indigena e, in particolare, quella di prodotti trasformati (a base di carne di maiale e di pollame). Allo stesso tempo, però, rende più costosi i prodotti di origine animale, il che ne disincentiva la domanda e, di conseguenza, ha lo stesso effetto di un’internalizzazione dei costi esterni. Internalizzare i costi esterni applicando misure unicamente al livello della produzione è molto impegnativo e di conseguenza per migliorare la verità dei costi è necessario un approccio olistico lungo l’intera catena del valore fino al consumo. Le convenzioni sugli obiettivi previste nell’ambito della PA30+ sono un possibile passo in questa direzione.
Fonte: Parlamentsdienste der Bundesversammlung, Bern, consultato il 18.09.2026. Dati grezzi
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