Parlamento / Oggetti / 26.4494
Vietare il finanziamento discutibile di campagne di votazione da parte di imprese con partecipazioni statali
depositato il 01.10.2026 nella Sessione autunnale 2026Prima Camera: Consiglio nazionaleDepositato (01.10.2026)
Iter nelle Camere
Le decisioni delle Camere e delle commissioni, nei termini dei Servizi del Parlamento.
Ancora nessuna decisione di una Camera o di una commissione.
Testo depositato
Il Consiglio federale è incaricato di adeguare le basi giuridiche – in particolare la legge federale del 17 dicembre 1976 sui diritti politici (LDP; RS 161.1) – in modo da vietare alle imprese, agli istituti, alle fondazioni e ad altri enti in cui la Confederazione, un Cantone o un Comune detengono una partecipazione diretta o indiretta o sui quali esercitano un’influenza dominante, di elargire liberalità monetarie o non monetarie per le campagne di votazione federali. Il divieto riguarda in particolare le donazioni fatte a comitati, partiti e organizzazioni di campagne, il finanziamento di propri annunci pubblicitari e dei propri interventi nelle campagne nonché la messa a disposizione, a titolo gratuito, di infrastrutture, personale e canali di diffusione. Resta consentito fornire informazioni oggettive circa il proprio coinvolgimento diretto nella campagna. Il Consiglio federale deve stabilire la soglia di partecipazione alle campagne, l’estensione alle società affiliate e le sanzioni in caso di violazioni.
Motivazione
Le campagne per le votazioni interessano i cittadini, i partiti e la società civile e non lo Stato e le sue partecipazioni. Quando lo Stato acquisisce una partecipazione in un’impresa, si investono denaro dei contribuenti e fondi pubblici; se con tali fondi vengono finanziate campagne, i cittadini contribuiscono a sostenere una propaganda politica con cui in determinate circostanze potrebbero trovarsi in totale disaccordo. È opportuno invitare le autorità ad agire con moderazione, obiettività e proporzionalità in vista delle votazioni.
Ha suscitato grande perplessità il fatto che Swisscom, detenuta maggioritariamente dalla Confederazione, abbia versato un contributo finanziario di 30 000 franchi a un comitato privato a favore del «Sì», in vista della votazione popolare del 28 settembre 2025 concernente la legge sull’e-ID. Il caso di Swisscom ha dato così via a un ampio dibattito sui limiti dell’influenza esercitata nelle campagne di votazione.
Un divieto esplicito, come quello richiesto dalla presente mozione, tutela il principio della libera formazione della volontà secondo l’articolo 34 della Costituzione federale, preserva la neutralità dello Stato nella concorrenza politica e impedisce che i fondi pubblici vengano utilizzati contro una parte dei propri contribuenti. La comunicazione di informazioni oggettive circa il proprio coinvolgimento diretto nelle campagne rimane consentita – ad essere vietato è il finanziamento attivo delle campagne.
Fonte: Parlamentsdienste der Bundesversammlung, Bern, consultato il 21.10.2026. Dati grezzi
Non si tratta di una pubblicazione ufficiale. Nomi, cifre e testi delle votazioni sono riportati senza modifiche, così come li pubblicano i Servizi del Parlamento.
